La prima condizione perché un luogo, oggi, si qualifichi come piazza è la pedonalizzazione: accesso, percorso, uso, limitato alle persone. Gli interventi di ridisegno e ripristino di una piazza e la riprogettazione di spazi degradati,  prevalentemente in periferia, sono gli obiettivi da raggiungere per la qualità da attribuire allo spazio.

L’intervento di ridisegno, quindi, deve portare alla creazione di spazi pubblici che offrano occasioni di socializzazione e comunicazione diretta. Nella piazza le persone devono potersi muovere dentro un involucro spaziale, il cui perimetro mostra la propria definizione nei confronti dello spazio contenuto.

È una ricerca molto varia, all’interno della quale si ritrovano elementi di storia locale, simboli, oppure sculture, fontane, architetture, alberi.

Ciò che si percepisce dagli spazi urbani non sono tanto le architetture dei singoli edifici, quanto il carattere urbano complessivo, determinato dalle attività che si svolgono, dalla vitalità di certe zone, dal movimento che esse generano, dalla facilità di accesso e dalle possibilità di uso degli spazi pubblici, quali i parcheggi, il verde, le strade, i percorsi pedonali e la piazza.

Nei nuovi quartieri non troviamo uno spazio urbano ben organizzato. Gli edifici sorgono, nella maggior parte dei casi, isolati, ciascuno dentro un lotto, e non sono dislocati in modo da delimitare uno spazio urbano comunitario. Ciò che esiste è la somma dei “ritagli” di spazio inedificato,  ma non è certo attraverso l’accostamento dei ritagli che si giunge alla creazione dello spazio architettonico. La carenza di spazi collettivi nelle nostre città ha determinato un’esigenza di tali spazi così viva dentro ciascuno di noi che ci sospinge ad attribuire il ruolo di spazio urbano anche a quei “ritagli” di spazio che troviamo.

Nel 2005 dopo 75 anni, tornano a Catania i concorsi di idee per la progettazione di spazi pubblici. I cinque spazi individuati erano: piazza Michelangelo, piazza Montessori, piazza S. Leone, piazza S. M. del Gesù e piazza Spirito Santo.

La mia attenzione è stata rivolta verso una piazza che non è stata individuata come spazio da recuperare, ma che invece, al mio avviso, lo è: Largo Bordighera.

L’area d’intervento si colloca in una posizione strategica per raccogliere i percorsi dei pedoni, connettendo così due tessuti urbani differenti. Lo scopo è comunque quello di costruire un luogo di incontro, aggregazione e di attrazione, un luogo in cui il cittadino può identificarsi.

Quindi riflettere sullo spazio pubblico significa riflettere sulla città, sui modi di abitarla e sulle forme attraverso cui si costruisce e rappresenta. Allo spazio pubblico bisogna chiedere leggibilità, coerenza, significato e deve essere facilmente ed immediatamente compreso per poter essere adeguatamente utilizzato.

 

t13 t23t33

Concludendo, penso che bisogna prendere in considerazione la definizione di spazio pubblico, non come un semplice ornamento o processo di abbellimento, ma come un veicolo democratico indispensabile per un adeguato utilizzo della città.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.